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Tommaso Demaria è nato a Vezza D'Alba
(Cuneo), il 21 novembre 1908 e morto a Torino il 12 luglio
1996. Dopo la scuola elementare, ha fatto ingresso nel seminario
di Alba, dove ha frequentato i primi anni del ginnasio, concluso
poi nell'aspirantato dei salesiani di Penango Monferrato (Asti).
Entrato nel noviziato di Villa Moglia di Chieri (Torino) il
24 settembre 1925, ha pronunciato la sua prima professione
religiosa un anno più tardi ed ha continuato gli studi
superiori e filosofici nel liceo di Valsalice (Torino), dal
1926 al 1928. Dopo tre anni di tirocinio pratico, ha potuto
accedere agli studi teologici presso l'Università Gregoriana
di Roma (1931-1935), venendo ordinato sacerdote il 28 ottobre
1934. Ha continuato poi lo studio della teologia presso l'Istituto
Missionario Scientifico della Pontificia Università
Urbaniana (1935-1940) e dal 1940 al 1979 si è dedicato
all'insegnamento, principalmente presso la Facoltà
di Teologia del Pontificio Ateneo Salesiano, prima a Torino,
poi a Roma, successivamente di nuovo nel capoluogo piemontese.
Colpisce la varietà delle discipline che, nel corso
della sua carriera, ha avuto modo di insegnare: Storia delle
religioni, Missionologia, Filosofia dell'educazione, Teologia
Fondamentale, Teologia Dogmatica, Dottrina sociale della Chiesa
e Sociologia dell'Educazione.
All'opera di insegnamento si accompagna un fecondo ed umile
sforzo di pensiero che, probabilmente a partire dall'ambito
dell'educazione, lo porta ad indagare in profondità
i dinamismi della società industriale, a cogliere con
sguardo sintetico la realtà storica globale nella sua
consistenza ontologica e a svilupparne una metafisica per
molti aspetti nuova ed originale, producendo con instancabile
energia quell'incredibile mole di pagine scritte, documentate
solo parzialmente dai titoli riportati nella lista bibliografica
.
A queste idee Demaria rimarrà fedele anche quando per
esse dovrà sopportare - e lo farà con dignità
- la sofferenza dell'isolamento, dell'incomprensione e del
rifiuto, non cedendo mai alla tentazione di cercare l'affermazione
personale e il consenso facile seguendo le mode culturali
o l'ambizione carrierista.
Determinante, nello sviluppo del pensiero di Demaria, è
stata senza dubbio l'amicizia con don Paolo Arnaboldi, salesiano,
fondatore nel 1948 del Movimento ecclesiale Fac (Fraterno
aiuto cristiano) e promotore di una ecclesiologia e di una
pastorale dinamiche. Tra l'esperienza pastorale di don Paolo
e la meditazione filosofica e teologica di Demaria si sono
instaurate immediatamente convergenza e sintonia profonde,
dalle quali è nata una fruttuosa e duratura collaborazione.
La metafisica organico-dinamica offriva le chiavi di comprensione
dell'intima realtà della chiesa e della società
e poteva orientare l'agire costruttivo sia del cristiano che
del cittadino.
Da questo contatto si svilupperanno una riflessione attenta
- immersa nella contemplazione del Mistero - sulla chiesa
come organismo vivo, corpo di Cristo, famiglia di Dio, che
anticiperà tante intuizioni del Vaticano II, ed una
attenzione tutta particolare a strutture organizzative ecclesiali
che permettano una effettiva partecipazione di tutte le cellule
alla costruzione dell'organismo-chiesa. E alla chiesa Demaria
sarà sempre legato da quell'amore profondo e da quello
spirito filiale che si traducono spontaneamente in sincera
e creativa obbedienza.
In un periodo poi in cui il mondo cattolico, in Italia, veniva
mobilitato in funzione anti-marxista e stentava invece a cogliere
la pericolosità del capitalismo, Demaria affermava
la necessità di considerare sia il marxismo che il
capitalismo non tanto come dottrine, bensì come prassi
oggettive e costruttive della realtà, in risposta alle
quali non ci si poteva limitare al solo giudizio di condanna,
etico o religioso, ma bisognava attivare una prassi costruttiva
alternativa, rispettosa della natura profonda della realtà
storica rivelatasi organismo dinamico. E' in questo contesto
che si collocano gli interventi di Demaria ai corsi di formazione
che il Fac già promuoveva per industriali ed operatori
sociali, il suo impegno con l'associazione operaia delle "Libere
Acli", le lezioni tenute con regolarità per una
decina d'anni al centro culturale diocesano "Giuseppe
Toniolo" di Verona, la fondazione del Mid e di numerosi
Centri di studio in tutta Italia, dai quali nasceranno anche
concrete esperienze di formazione e di cooperazione economico-sociale.
In questi corsi Demaria appellerà ad una visione nuova,
globale e sintetica, che permetta di cogliere e di affrontare
i grandi problemi dell'umanità nella loro interdipendenza
e non più a compartimenti stagni, con visuali parziali
ed azioni politiche unilaterali.
Che dire poi della sua persona?Normalmente schivo e riservato,prima
della malattia che ha sofferto negli ultimi anni,sapeva appassionarsi
,coinvolgendo o addirittura scontrando con gli interlocutori,risoluto
nel sostenere le sue tesi proprio perché convinto che
non si trattasse tanto della difesa di un punto di vista soggettivo
o di un'ambizione personale,ma dell'adeguarsi sempre di più
,con metodo realistico e d'umiltà intellettuale,alla
verità oggettiva di cui le cose stesse sono portatrici.
E' di questa verità che ha sempre saputo essere tenace,innamorato
ed acuto ricercatore. Se è vero che a volte nei suoi
scritti può risultare un po' spigoloso e polemico ,va
osservato che egli mai ha scambiato l'umile servizio alla
verità col presuntuoso possesso di essa ,conscio dello
scarto incolmabile tra l'assolutezza della Verità e
la relatività dell'atto conoscitivo umano. Certe asprezze
e spigolosità , note tipiche del resto anche della
sua terra d'origine,sono forse più propriamente da
addebitare al suo carattere o da interpretare come reazione
indotta da un clima culturale chiuso ed anacrostico oppure
esasperatamente sbilanciato sul soggetto ,tanto da negare
ogni realtà al di fuori di esso.
Anche senza volerlo,parlando di Demaria si arriva a trattare
del suo pensiero,correndo il rischio di trascurare il fatto
che in lui la sintesi teorica si è trasformata in spiritualità
e vita. Chi, come lo scrittore Gaetano Bellorio, ha conosciuto
e frequentato Demaria per lunghi anni,può testimoniare
che " …il realismo dinamico demariano non è
,né può essere , solo una scelta intellettualistica,ma
implica una conversione,oltre che dell'intelligenza,del cuore
e della vita".
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